Il Canone romano è la preghiera eucaristica che nel rito romano era l'unica nella Messa tridentina, fino alla revisione del Messale Romano nel 1969, con cui è stata modificata e appare, come nelle edizioni successive, con il titolo alternativo di "Preghiera eucaristica I".

Nel Messale romano tridentino è chiamato Canone della Messa e anche, in latino, Actio, come già nel Sacramentario gelasiano.

Storia

Il Canone romano è probabilmente la più antica anafora in uso nella Chiesa di Roma; venne redatta tra il IV e il VI secolo, o forse ancora prima, con riferimenti alla tradizione precedente probabilmente apostolica, ed assunse la sua conformazione finale entro il XIII secolo.

Nel corso del Concilio di Trento venne ribadita l'importanza della formulazione e del contenuto del Canone, incentrati sul sacrificio di Gesù sulla croce; essi rimasero inalterati, nonostante la richiesta di abrogazione da alcuni, in quanto deposito della Tradizione, considerata immune da ogni errore.

L'antica preghiera fu aspramente criticata dai Riformatori protestanti e in particolar modo da Lutero, che lo definì «abominevole [...] raccolta di omissioni e di immondezze».

Nel corso del Concilio Vaticano II, papa Giovanni XXIII decretò che venisse aggiunta, all'interno del Canone romano, la menzione di san Giuseppe, presente per la prima volta nell'edizione del 1962. Esso fu il primo cambiamento del Canone dal tempo di san Gregorio Magno (VI secolo) e rimane perciò tuttora criticato da coloro che sostengono l'importanza di mantenere il testo tradizionale nell'uso della liturgia cattolica.

Modifiche nella riforma liturgica posteriore al Concilio Vaticano II

Il Canone romano ha subito alcune modifiche nella revisione del 1969.

Il nuovo testo separa tipograficamente le parole di Gesù dalla parte narrativa del resoconto dell'istituzione dell'eucaristia. La tipografia del testo anteriore separa invece chiaramente (punti fermi e caratteri più grandi) tutto il resto, narrazione e parole di Gesù comprese, da quelle parole presentate come quelle consecratorie, che realizzano la transustanziazione: tratta come consecratorie del pane solo cinque parole (enim compresa); l'indicazione data della consacrazione del vino è molto più prolissa e include la frase mysterium fidei, che nel Nuovo Testamento non appare come detta da Gesù.

Il Messale riformato dopo il Concilio Vaticano II include nella consacrazione del pane le parole quod pro vobis tradetur, dette da Gesù secondo 1 Corinzi 11,24, frase assente nelle edizioni tridentine.

Nella consacrazione del vino questo Messale include le parole di Gesù, Hoc facite in meam commemorationem ("Fate questo in memoria di me") (Luca 22,19; 1 Corinzi 11,24).

Nel Messale tridentino, invece di queste parole di Gesù, il sacerdote dice silenziosamente, dopo la consacrazione e separatamente da essa, la simile frase Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis ("Tutte le volte che farete questo, lo farete in memoria di me") (1 Corinzi 11,25), anch'esse parole di Gesù e trattate grammaticalmente come tali.

Nell'edizione di san Pio V (1570) il sacerdote le dice durante l'elevazione del calice: Prolatis verbis consacrationis deponit calicem super Corporale, et genuflexus adorat; surgit et ostendit populo: dicens: Haec quotiescumque feceritis, in mei memoriam facietis. Nelle edizioni successive, a partire da quella del 1604, il sacerdote le dice prima di mostrare il calice al popolo.

Nella formula della consacrazione del vino il Messale tridentino include, in mezzo delle parole di Gesù, la frase "Mistero della fede" (1Tim 3,9), che nella messa riformata nel 1969 il sacerdote dice o canta, dopo la consacrazione e dopo la successiva ostensione del calice, come introduzione all'acclamazione dei fedeli, novità assente nella forma tridentina. Sono proposti tre testi per tale acclamazione, che viene omessa se il sacerdote per grave motivo celebra senza un fedele - cosa gravemente proibita secondo la regola, spesso disattesa, precedente la riforma del 1969 - che la pronunci.

Nel Messale tridentino il sacerdote si genuflette sia prima di mostrare al popolo il calice contenente il vino consacrato sia dopo. In tal caso la genuflessione si fa generalmente prima e dopo di ogni volta che si maneggiano il Corpo e il Sangue. Nel Messale del 1969 e delle edizioni successive lo mostra subito dopo la consacrazione e si genuflette solo dopo.

La revisione del 1969 mantiene solo uno dei 24 segni di croce fatti dal celebrante sulle offerte, delle quali 15 dopo la consacrazione; gli inchini del corpo sono ridotte da cinque a tre; le genuflessioni da sei a due; l'altare non viene più baciato, mentre nel precedente Messale veniva baciato due volte.

La recita delle due liste complete di apostoli e di martiri delle edizioni tridentine è divenuta facoltativa, restando obbligatoria la menzione di Pietro, Paolo e Andrea nella preghiera Communicantes, e di Giovanni, Stefano, Mattia e Barnaba (i nomi menzionati nel Nuovo Testamento) nella Nobis quoque peccatoribus.

Struttura

Sia nella forma posteriore al Concilio Vaticano II sia in quella tridentina, il Canone è composto da: una preghiera per la Chiesa militante; una preghiera per i vivi; una preghiera di unione con la Chiesa trionfante, nella quale si fa memoria in primo luogo di Maria; poi, ma solo nelle edizioni a partire dal 1962, di san Giuseppe; poi di dodici apostoli (tra i quali Paolo invece di Mattia, che secondo gli Atti degli Apostoli 1,15-26 fu eletto apostolo al posto di Giuda); cinque dei primi papi (papa Lino, papa Anacleto, papa Clemente I, papa Sisto I, papa Cornelio) e altri sette martiri (san Cipriano, san Lorenzo martire, san Crisogono, i santi Giovanni e Paolo e i santi Cosma e Damiano); poi genericamente di tutti i santi. Segue una preghiera preparatoria alla consacrazione; l'epiclesi (una preghiera rivolta a Dio affinché conceda l'effetto desiderato che in questo caso è la transustanziazione); il racconto dell'istituzione dell'Eucaristica; l'anamnesi, cioè il ricordo che il sacrificio della messa rappresenta e ripresenta la morte di Gesù; segue poi una preghiera per i defunti, e una domanda di essere ammessi alla compagnia degli apostoli e martiri, dei quali si menzionano in particolare Giovanni Battista e quattordici martiri, sette maschi (tra i quali san Mattia) e sette femmine. Infine il canone si conclude con la dossologia, cioè la glorificazione della Trinità.

Testo

Note

Bibliografia

  • (ITLA) Commissione Episcopale per la Santa Liturgia (a cura di), Messale Romano latino-italiano per le domeniche e le feste, Torino, Marietti, 1965, ISBN non esistente.
  • (ITLA) Preghiere Eucaristiche e Prefazi, Paoline, 1969, ISBN non esistente.
  • Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), Messale Romano, 2ª edizione, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1983, ISBN 88-209-1445-X.
  • Adrien Nocent, La celebrazione dell'Eucaristia secondo il "Canone Romano", in Anàmnesis. Introduzione storico teologica alla liturgia, Genova, Marietti, 1983, ISBN 88-211-6503-5.
  • Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), Ordinamento Generale del Messale Romano, su liturgia.maranatha.it, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2004, ISBN 88-209-7584-X.

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